ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero della pubblica istruzione, Direzione generale istruzione universitaria (1961-1989), Divisione prima, Fascicoli personali dei professori ordinari, 3° versamento, b. 201
Marcello Finzi (Ferrara 1879 – Roma 1956) fu un noto docente di Diritto e Procedura penale, che insegnò nelle Università di Ferrara, Bologna, Modena e Córdoba. Laureatosi brillantemente in Giurisprudenza a Ferrara, ottenne la libera docenza a Siena nel 1908 e quindi il ruolo di professore ordinario nel 1912. Fu anche preside della Facoltà giuridica ferrarese dall’anno accademico 1920-1921 al 1925-1926, prima di passare all’Università di Modena.
Autore di numerosi saggi di ambito penalistico e processualpenalistico, tenne anche corsi di Polizia giudiziaria e di Disciplina carceraria nell’ambito delle Scuole di polizia scientifica attivate per alcuni anni presso le facoltà giuridiche delle medesime università: a Ferrara nel 1904-1906, a Bologna nel 1912-1915 e a Modena nel 1925-1926.
Tra i suoi interessi privilegiati anche quello per la criminologia e la pratica giudiziaria penale, nel cui ambito si segnala l’attenzione rivolta ai Musei criminali, che visitò in più occasioni (a Graz, Berlino, Lione, Roma), descrivendoli in modo approfondito in apposite rassegne. Divenne anche membro di diverse associazioni scientifiche straniere e nel 1937 fondò a Modena la sezione locale della Società di antropologia e psicologia criminale.
Escluso dall’insegnamento in seguito all’applicazione delle leggi razziali promulgate nel 1938, l’anno seguente Finzi emigrò assieme alla moglie a Córdoba, in Argentina, ove gli fu affidato l’incarico di segretario dell’Istituto di Diritto comparato della locale università. Qui tenne corsi di Diritto penale comparato e, tra numerosi altri saggi, curò la traduzione in spagnolo del Codice penale tedesco compiendo anche viaggi di studio negli Stati Uniti nel 1941 e nel 1946.
Dopo due missioni di studio compiute in Italia nel 1949 e in Olanda l’anno successivo, nel 1952 Finzi rientrò definitivamente nel paese di origine e nel 1954 pubblicò a Milano la sua ultima monografia. Si spense a Roma nel 1956.
Timeline:
Marcello Finzi nacque a Ferrara il 1° dicembre 1879.
Marcello Finzi
ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero della pubblica istruzione, Direzione generale istruzione universitaria (1961-1989), Divisione prima, Fascicoli personali dei professori ordinari, 3° versamento, b. 201
Giudizio di Vincenzo Manzini sulla tesi di Marcello Finzi
ARCHIVIO STORICO DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA, S. 56. Fascicoli degli studenti (1857-1909), fasc. “n. 1150 di archivio. Finzi Marcello” (1897-1901)
Al termine di un rapido e brillante corso di studi, il 10 luglio 1901 Marcello Finzi si laureò in Giurisprudenza a Ferrara con lode, discutendo una tesi intitolata Contributo allo studio dei furti privilegiati, poi pubblicata nel 1903. Il suo relatore, Vincenzo Manzini, nel giudizio vergato in chiusura della tesi, valutò il lavoro come «molto serio, erudito e esauriente», l’argomento «nuovo e interessante», indice di una «cultura varia e solida» da parte del candidato, giudicando la dissertazione come «il massimo che si può pretendere da un laureando».

Decreto di abilitazione di Marcello Finzi alla libera docenza presso l’Università degli studi di Siena (Roma, 1908 giugno 15)
ARCHIVIO STORICO DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BOLOGNA, Fascicoli personali docenti, Finzi prof. Marcello, Diritto e Procedura penale, posizione 7/c, f. 52
Nei primi mesi del 1908 il giovane Marcello Finzi, non ancora trentenne, ottenne a Siena la libera docenza per titoli in Diritto e procedura penale, dopo una prima esperienza didattica maturata all’interno della Scuola di polizia scientifica aperta presso la Facoltà giuridica dell’Università di Ferrara. La libera docenza senese fu confermata dal decreto firmato dal Ministro della pubblica istruzione Luigi Rava il 15 giugno dello stesso anno, custodito presso l’Archivio storico dell’Università di Bologna.

Palazzo Renata di Francia, sede ‘storica’ del rettorato dell’Università degli studi di Ferrara
Fonte: Wikimedia Commons
Per l’inaugurazione dell’anno accademico 1914-1915 dell’Università di Ferrara Marcello Finzi, in qualità di professore ordinario di Diritto e procedura penale, lesse una prolusione intitolata Mario Pagano criminalista. Il lungo discorso, oltre a ripercorrere i temi più tradizionali del diritto e della procedura penale (diritto alla prova, valore legale della tortura giudiziaria e della confessione, solo per ricordarne alcuni) dimostra quanto solido fosse il suo spessore culturale in grado di coniugare riflessioni rigorosamente scientifiche con pertinenti richiami storico-giuridici. Ispirandosi alla figura del noto giurista partenopeo di fine Settecento, a breve distanza dallo scoppio della Prima guerra mondiale, Finzi puntò a distogliere gli animi «dalla visione della furia belluina che imperversa[va], e in cui ogni regola giuridica sembra[va] distrutta sotto l’impeto della forza travolgente» per condurre la platea verso le «serene regioni del diritto» proponendo l’esempio «di una grande e luminosa figura di pensatore e di uomo».

Il Museo criminale di Roma in una foto d’epoca
M. FINZI, Il Museo criminale di Roma (seconda edizione riveduta e illustrata, in «L’Arma Fedelissima», VII (1934), 23
Fin dalle prime esperienze di insegnamento Marcello Finzi sviluppò un forte interesse per la dimensione pratica e materiale legata al comportamento delinquente e alle tecniche di indagine introdotte dalle forze di polizia per accertare e contrastare i reati. Divenne pertanto un cultore di quelle collezioni materiali e documentarie che erano i Musei criminali, istituzioni collegate alla diffusione della “nuova scuola” positiva europea di matrice lombrosiana, nate per divulgare e documentare al pubblico i risultati della ricerca criminologica e i diversi aspetti della vita penitenziaria. Nell’arco di alcuni decenni Finzi visitò quelli di Graz, Berlino, Lione e Roma e ne fornì puntuali descrizioni in rassegne pubblicate su varie riviste. In particolare, il Museo criminale di Roma, inaugurato nel 1932 presso il carcere di Regina Coeli, è illustrato da Finzi in un lungo articolo apparso sul periodico «L’Arma Fedelissima» del 1° novembre 1934.

La lapide commemorativa collocata nell’atrio del palazzo dell’Università di Modena.
La profonda e ingiusta discriminazione che nell’autunno del 1938 investì tutto il mondo della scuola e dell’università italiane non risparmiò neppure Marcello Finzi, il quale fu esonerato dall’insegnamento dopo oltre trent’anni di servizio. A seguito della promulgazione delle leggi razziali volute dal governo fascista, furono espulsi dall’Università di Modena anche il filosofo del diritto Benvenuto Donati, la farmacologa Angelina Levi, il chimico Maurizio Leone Padoa, l’anatomopatologo Ettore Ravenna e l’igienista Alessandro Seppilli. A 60 anni da quella data l’Università di Modena ha voluto ricordare questi docenti dedicando loro una lapide commemorativa nell’atrio del palazzo dell’Università.
All’indomani dell’entrata in vigore delle leggi razziali, Marcello Finzi e la moglie Adele Olschki si ritrovarono sottoposti all’attenzione e alla vigilanza delle Autorità di pubblica sicurezza. Come risulta dalla documentazione custodita presso l’Archivio di Stato di Bologna e riferita anche alla moglie, «l’ebrea in oggetto emigrò in Argentina (Cordova) il 20.10.1939» senza aver dato «luogo a rilievi di sorta». Dopo l’arrivo dei due coniugi a Buenos Aires il 6 novembre 1939, a Finzi fu offerto l’incarico di segretario dell’Istituto di Diritto comparato dell’Università di Córdoba. Qui, oltre a curare la traduzione in spagnolo del Codice penale tedesco – lavoro edito nel 1945 dall’Università nazionale di Córdoba – Finzi continuò a dedicarsi all’insegnamento condividendo con il collega Ricardo Nuñez il Corso pratico di Diritto penale comparato, tenuto alternativamente fra il 1940 e il 1950.

Documento attestante l’emigrazione di Adele Olschki (Bologna, 1940 dicembre 31)
ARCHIVIO DI STATO DI BOLOGNA, Questura di Bologna, Divisione I, Gabinetto, Fascicoli nominativi, b. 17
Con la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista, Finzi ebbe la possibilità di riprendere servizio all’Università di Modena. Tuttavia, ormai ben inserito nella vita accademica argentina, in un primo momento manifestò il desiderio di essere destinato a università o istituti superiori all’estero, conservando il trattamento economico e previdenziale del professore di ruolo. In seguito, rientrò invece in Italia e nel maggio 1949 partecipò al Consiglio della Facoltà giuridica di Modena dichiarandosi disponibile a riprendere le lezioni di Diritto e di Procedura penale, ma in realtà ciò non avvenne: Finzi si pose in aspettativa sino al 1° maggio 1951, quando fu collocato definitivamente a riposo. Morì a Roma il 4 ottobre 1956 e due anni dopo la sua biblioteca fu ceduta dalla vedova Adele Olschki all’Università di Trieste.
J. GOLDSCHMIDT, La concepción normativa de la culpabilidad, Buenos Aires, Depalma, 1943 (proveniente dalla biblioteca di Marcello Finzi)
BIBLIOTECA EUROPA. SCIENZE GIURIDICHE DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE, Marcello Finzi, D.Pb. F.Finzi 0984






